giovedì 10 aprile 2014

Il portale sulla letteratura di Rai Educational

Il portale sulla letteratura di Rai Educational

Una parola, una frase, un rigo appena.
(Manuel Puig)

Che cos’è la letteratura?
A Dolorès

Se volete impegnarvi” scrive un giovane imbecille “che cosa aspettatea iscrivervi al P. C. ?” Un grande scrittore che si è spesso impegnato e, ancor più spesso, disimpegnato, ma se ne è dimenticato, mi dice: “gli artisti peggiori sono quelli più impegnati: guardate i pittori sovietici.” Un vecchio critico piagnucola: “Voi volete assassinare la letteratura; nella vostra rivista il disprezzo per le Belle Lettere è ostentato in modo insolente.” Un poverino dice che sono una testa dura, che per lui è evidentemente una delle peggiori ingiurie; un autore che fece fatica a trascinarsi da una guerra all’altra, e il cui nome risveglia talvolta languidi ricordi nei vegliardi, mi rimprovera di non curarmi dell’immortalità: lui conosce, grazie a Dio, tanta gente per bene per la quale l’immortalità è la principale speranza. Agli occhi di un gazzettiere americano il mio torto è di non aver mai letto né Bergson né Freud; quanto a Flaubert, che non s’impegnò, sembra che mi perseguiti come un rimorso. I furbi strizzano l’occhio. “E la poesia? E la pittura? E la musica? Volete impegnare anche quelle?” I tipi decisi chiedono: “Di che si tratta? Della letteratura impegnata? Ma allora è il vecchio realismo socialista, a meno che non si tratti di un rifiorire di populismo, per di più aggressivo. Quante sciocchezze! Il fatto è che si legge in fretta e male, e che si giudica prima d’aver capito. Quindi ricominciamo. (…/…)

E’ l’incipit del saggio di Jean-Paul Sartre : Che cos’è la letteratura? Un saggio ricco di proposte e d’interpretazioni, anche suggestive. Scritto nel 1947, negli anni più duri della polemica tra l’Occidente e l’Oriente, polemica che sfociò nel mare magnum della “guerra fredda”, il saggio ne sintetizza ampiamente i motivi, sollevandoli di peso dal livore di parte: attualizzati, essi appaiono ancora pienamente degni di riflessione. Il pensiero sartriano resta ancor oggi il manifesto, il testo base, la definizione, della letteratura “impegnata”.

Confrontando l'intervista di Magris e il testo di Sartre ci si imbatte in due approcci al concetto di letteratura completamente agli antipodi; mentre Magris espone ciò che per lui è la letteratura, Sartre espone ciò che per lui non è letteratura. Tra le due esposizioni c'è il mondo; è questo "mondo" ciò che io intendo per letteratura. Un "mondo" espresso efficacemente in un prologo di J. L. Borges ad un suo componimento:


A chi mai leggerà
Se le pagine di questo libro consentono qualche verso felice, mi perdoni il lettore, la scortesia di averle usurpate io, previamente. I nostri nulla differiscono di poco; è banale e fortuita la circostanza che sia tu il lettore di questi esercizi, ed io il loro estensore.

Anche Papa Francesco (Bergoglio) in un suo discorso durante la sua visita in Brasile ha fermato un concetto di letteratura vincolato al presente vissuto (e alla storia) con questa frase:


“Memoria del passato e utopia verso il futuro si incontrano nel presente, che non è una congiuntura senza storia e senza promessa, ma un momento nel tempo, una sfida per raccogliere saggezza e saperla proiettare.” (Franciscus – Brasile 2013)

In questo nuovo respiro concettuale, possiamo "ricominciare" (come ha scritto Sartre) a definire "che cos'è la letteratura".

Magris, nella presentazione del suo libro e Sartre nel suo scritto non sono riusciti a far passare un messaggio chiaro per definire la letteratura; così come, invece, Borges e Bergoglio son riusciti a fare in una frase. 




lunedì 3 marzo 2014

Beautiful scene. The desire of Anna Karenina explodes in a blind whirl dancing with Vronsky, the husband of the princess candidate, his nephew. Kitty keeps his humiliating defeat and despair, slips on his lost dream, with a final dance step.

http://youtu.be/TOwsZ6bDqJU 
Il desiderio di Anna e l'umiliazione di Kitty

lunedì 3 febbraio 2014

The moon - PIXAR (La luna) full



Già l'avevo visto tempo fa e l'estasi della visione non mi aveva consentito
di pensare e/o di fare altro; sublime era forse il termine che più si
avvicinava a definire una valutazione d'acchito del il film. Oggi, dopo
svariati mesi, sono rimasto colpito dall'effetto evocativo delle
immagini: la luna sorgente versus il sole dell'avvenire; la scala versus
il sogno di Giacobbe; i dialoghi in grammelot versus l'arte recitativa
degli attori che, "con un apparente discorso che si snoda in una rapida e
disinvolta successione di suoni"(Treccani), esaltano mimica, sonorità e
intonazione, ovvero la parola diventa musica. La poesia di questo film
continua a stupirmi.

domenica 26 gennaio 2014

La confessione di una profuga



Sono una profuga e comincio a capire che, quando si lascia una patria, si lasciano tutte le patrie possibili. Quello che noi profughi riceviamo per attestare la nostra identità, è solo un documento; di qua o di là, in qualsiasi angolo del mondo, la nostra identità è solo un documento. La spoliazione che subiamo non ci toglie di dosso soltanto la vera identità - non quella di un freddo e anonimo pezzo di carta - ma ci toglie anche tutto quello che gli uomini chiamano patria, in qualsiasi epoca. Lo capiamo solo lentamente.

Attraversiamo paesi che ci é  consentito attraversare, in ognuno di essi ci spogliamo di qualcosa e, via via sempre più nudi e con minor bagaglio,  andiamo avanti. Nel vero senso della parola, quello che possediamo non fa che diminuire. Questa spoliazione, Dio mio… Portiamo con noi tutto quello che abbiamo, con un attaccamento maniacale. 

Una volta però, in Francia, dove un giorno approdammo - ci avevano concesso di attraversare il paese - prima di riprendere il nostro viaggio… mi accorsi che da anni mi portavo dietro un sacchetto di carta vuoto, un sacchetto su cui avevo segnato il nome e l'indirizzo della mia modista… Era tutto sgualcito, uno di quei sacchetti che si usano per incartare le merci, e chissà dov'era ormai il cappello che un tempo aveva contenuto, così come d'altronde non esisteva più neanche il negozio di modista il cui indirizzo si leggeva sulla carta, e forse non vivevano più né la proprietaria del negozio, né molte delle clienti che dovevano aver comprato i loro cappellini in quel negozio… 

Eppure, quando nel transitare da un paese all'altro, da un'emigrazione all'altra, trovai sul fondo di una valigia quel sacchetto di carta del mio paese, accuratamente ripiegato, provai una strana quiete, come se finalmente, dopo tanta insicurezza e tanto vagare, dopo tanti tentativi, avessi in mano qualcosa di davvero tangibile, di affidabile, a cui potermi aggrappare nei giorni che mi restavano da vivere, nella parte di viaggio ancora da affrontare.

Non si trattò di un attacco di sentimentalismo, padre… Non fu un soprassalto di commozione, come quando ci capita in mano, in un paese straniero, un oggetto familiare proveniente dalla nostra patria. Non piansi, come un esule che guarda vecchie fotografie… 

La cosa strana era quella sensazione di quiete, di sicurezza, come se avessi in mano la prova inconfutabile e decisiva di essere esistita un tempo… Ma in quell'istante capii anche che nessun documento rilasciato da qualsiasi paese nel mondo mi sarebbe servito, ormai non sarei più stata davvero me stessa, non avrei più avuto un'identità… Posso essere una cittadina, una contribuente fiscale, una lavoratrice… ma non più me stessa.

Ecco come avanza la nostra spoliazione.


Tratto da: Il Sangue di San Gennaro di Sandor Marai 

martedì 14 gennaio 2014

Cultura Lutti e memoria - La memoria affettiva e la sua rappresentazione condizionata - RagusaNews

Cultura Lutti e memoria - La memoria affettiva e la sua rappresentazione condizionata - RagusaNews

Il rapporto con una persona amata, non si interrompe e non si può rappresentare, è un sentimento prezioso che abita dentro di noi e fa vivere la persona: finché quel sentimento vive in noi. Sotto i monumenti di pregiato marmo: non c’è niente di quanto cerchiamo.  Le esteriorità opulente del lutto, non sono misura d’amore o di affetto verso chi non c’è più.